Gli zombie del regalo

Di Ugo Morelli.


Hic et Nunc

Svetlana Alexievich, nel discorso in occasione del Premio Nobel per la letteratura, il sette dicembre a Stoccolma, ha detto: “in quest’epoca è difficile parlare d’amore”. Darle torto è quasi impossibile, e ancor più si fatica a vivere in queste giornate, in cui la festa diviene “necessaria”, “indispensabile”, e la disposizione a ragionare, a riflettere, sembra irraggiungibile. Si liquidano questioni enormi con sicumere immediate e semplificanti e ognuno sa tutto su come stanno le cose. “Quando siamo convinti che quello che sappiamo sia tutto quello che serve per capire, comportarsi da cretini è molto più facile di quanto non sembri”, scrive Marco Malvaldi nel suo Buchi nella sabbia, pubblicato da Sellerio. Abbiamo fretta di concludere e dedicarci al nostro comportamento da “zombi”, risolvendo nel rituale del “regalo” che affolla vie e piazze, ogni tentazione di capirci qualcosa in un difficile presente, in cui il tempo sembra essere arretrato. Non si tratta qui di mettere in discussione il diritto alla festa, alla gioia o al cercare di vivere bene i nostri giorni. Non è questo che intendiamo discutere: sarebbe saccente e presuntuoso. Né si tratta di giudicare certi comportamenti migliori di altri. Vorremmo solo invocare un po’ di attenzione alla riflessione sui comportamenti. Ritrovarsi intruppati in forme che “devono” essere così; agire in modi che non possono che essere riportati ad uno standard, cosa ci fa perdere? Per le strade della città, in questi giorni, è facile vedere e sentire quello che si perde: il gusto dell’autentico; la libertà di scelta; il giusto distacco dalle cose; la ricerca di una via propria e personale; il senso delle cose. A parlarne sembra di rompere le uova nel paniere. Eppure qualcosa ci dice che dobbiamo farlo, dobbiamo tentare di parlarci di quello che non vediamo di non vedere o che non vogliamo vedere. Certamente, ci sentiamo di dire, non vediamo e non vogliamo vedere la differenza tra regalo e dono. Il regalo è “ciò che è dovuto”; anticamente al re; è da lì che viene il concetto e anche la parola. Il dono è un gesto verso l’altro che non implica l’aspettativa di scambio, anzi dallo scambio viene mortificato e ridotto a un mercicomio. Avremmo bisogno di accorgerci di cosa è essenziale rompendo quella patina rituale che ci travolge e che è indotta dalle mode e dai comportamenti collettivi inconsapevoli. Le ragioni per riprendere daccapo ci sarebbero tutte e vanno dalla ricerca della via del dialogo con l’altro al tentativo di cambiare comportamenti rispetto all’ambiente, alla natura e al clima. La distrazione rispetto alle poche cose concordate a Parigi, alla conferenza sul clima e sul riscaldamento globale, è a dir poco problematica per non dire angosciante. Possiamo allora riprenderci la festa, la bellezza di un sorriso con chi ci ama o ci è amico, donandoci un segno autentico di bene vicendevole? Forse sì, ma bisogna farlo e non solo dirlo.