Continuità e trasformazione

Di Ugo Morelli


Hic et Nunc


immagine“La verità è che io vivo sempre nella mia infanzia, (…) mi sposto con la velocità di secondi. Abito sempre nel mio sogno e di tanto in tanto faccio una visita alla realtà”, così si esprime Ingmar Bergman. E ci fornisce una chiave di lettura particolare per riflettere su questo nostro presente di inquietudine e trasformazione. I cambiamenti cominciano piano, in modi quasi impercettibili, e poi esplodono e si estendono all’improvviso. Quando gli eventi per così dire preparatori si verificano, spesso sono minimizzati o normalizzati. A non vederne la portata sono soprattutto i principali responsabili dello status quo. A loro, che agiscono minando alla base l’equilibrio di cui sono i protagonisti, non sembra di fare cose contrarie alla continuità. Mantengono fissi i criteri interpretativi dei tempi della loro affermazione in cui hanno goduto di un potere stabile. Dopodiché all’improvviso, un giorno manca loro la terra sotto i piedi e si ritrovano in un mondo che non capiscono e non conoscono. Senza rendersi conto che sono stati soprattutto loro a preparare la trasformazione e quel mondo. Ma allora che cosa vuol dire avere coscienza di un fenomeno? Quando effettivamente dominiamo gli eventi? Quando siamo in grado di prevedere il rapporto fra un micro motivo e un macro effetto? Come nelle attuali elezioni in Trentino che ci hanno fatto andare a dormire in un mondo e ci hanno fatto svegliare in un altro. Eppure sono intercorsi anni in cui sono accadute cose che, a chi avesse saputo vederle, erano, com’è ora evidente, preparatrici del presente. L’irruzione nell’universo di una nuova natura configura un mondo nuovo. Questa è l’impressione che ogni commento personale e collettivo, ogni impressione e ogni articolo di giornale rilasciano in questi giorni post-elettorali. Gli unici che non vivono un senso di stupore o di sconcerto sono i pochi che, magari ai margini, avevano provato a segnalare quello che stava accadendo e la trasformazione che si stava preparando. Quei pochi però non se l’erano passata bene. A volte definiti “soloni”, altre volte grilli parlanti, avevano vissuto come fastidiose le loro analisi, perché fastidiose le vivevano i responsabili della pretesa continuità, abitanti delle proprie sicurezze. A trasformazione avvenuta ora la comunità si interroga e una certa ansia percorre le posizioni sia di chi ha vinto che di chi ha perso. Nonostante la nettezza del risultato. Un po’ come è accaduto con la Brexit, del cambiamento non vi è certezza e in esso più che altro ci si butta. Una sola cosa sembra certa: il Trentino si misura oggi col passaggio dal sogno e dall’infanzia felice dell’autonomia alla verifica di una capacità adulta di tutelarla e mantenerla. La prova della realtà sembra arrivata per tutti.