Mercatini e significati

Di Ugo Morelli


Hic et Nunc


immagineIn un bar nei pressi di piazza Fiera a Trento. Sabato sera di inizio dicembre. Entra un gruppo di persone, dall’accento meridionale. Sono abbastanza affranti. Ordinano dei toast. Uno di loro ne ordina tre e li sovrappone mangiandoli tutti insieme. Alla maniera di Poldo. Uno di loro lo prende in giro per la sua voracità. Mentre ingoia gli risponde: guarda che devo guidare fino alle cinque di domattina e alle sei inizio il mio turno di lavoro! Il potere di attrazione dei cosiddetti mercatini di Natale colpisce ancora. E ancora una volta viene da domandarsi cosa stiamo cercando noi in questo nostro tempo per disporci a simili sacrifici pur di partecipare a un evento con quelle caratteristiche. Indubbiamente i gestori dei punti di vendita e gli organizzatori dell’evento sarebbero stati soddisfatti di ascoltare la risposta di quell’uomo. Da quelle posizioni e da quei comportamenti si ricavano la conferma e il consenso per certe scelte e certe iniziative. Siccome la maggioranza, composta da più posizioni e orientamenti è contenta, ne dobbiamo ricavare che va tutto bene? Qui comincia una questione di particolare difficoltà che pure, se non altro per non perdere la capacità di riflettere e pensare, riteniamo necessaria. Sia chiaro, da un punto di vista strettamente laico e civile, di chi cioè si pone domande sul significato delle cose e sui loro riflessi in termini di civiltà. Consapevoli come siamo dell’importanza delle feste e dei rituali per noi esseri umani, non possiamo esimerci dal chiederci che rapporto c’è tra il contenuto delle cose che facciamo e il senso di fare quelle cose. Natale è una festa che per miliardi di persone credenti è la festa più importante. Ad essa si accompagna da tempo un rituale che, collocato verso la fine dell’anno, ha finito per essere connesso alla pratica dei regali. L’immaginario creato intorno all’evento e ai regali, su cui si è innestata la più pervasiva strategia consumistica in un tempo di consumismo forsennato, ha prosciugato del tutto il senso e il significato, cioè la dimensione simbolica, della ricorrenza. Siamo così nella condizione di non saper più distinguere tra dono e regalo. Quest’ultimo, il regalo, è di fatto divenuto una forma di scambio. Si dà qualcosa, che nella maggior parte dei casi risulterà inutile e se ne riceve un’altra con le stesse caratteristiche. Se non c’è lo scambio possono persino rompersi le relazioni. Il dono è nato tra gli esseri umani per esprimere riconoscimento e gratitudine ed è tale se non risponde all’aspettativa e al fatto di essere ricambiato: solo a quelle condizioni porta nell’altro il senso effettivo di una presenza scelta e dedicata. Sarebbe bene ricordarsene.